08.092014

I territori delle rinnovabili

ISB 54.412.787


Un frantoio, una baita di montagna o un distretto industriale dismesso alle volte possono nascondere un tesoro. Per portarlo alla luce, basta concentrarsi sul territorio e le sue potenzialità: così hanno fatto i ricercatori che presenteranno oltre 150 progetti al congresso dell’Associazione Termotecnica Italiana a Milano (10-12 settembre). La chiamata a raccolta delle forze più innovative della ricerca energetica si concentra sulle fonti rinnovabili, in quanto opportunità di reindustrializzazione. Un esempio tipico è l’impianto che sta nascendo a Ottana, finanziato con i fondi strutturali, per sperimentare un sistema ibrido tra solare termodinamico e fotovoltaico a concentrazione, con la collaborazione fra Sardegna Ricerche e università di Cagliari, sotto la guida dei due docenti Giorgio Cau e Daniele Cocco.


Un buon modo per trovare o magari anche scoprire nuove forme di energie è ripartire dal territorio ad esempio come all’Università della Tuscia con un’idea davvero rivoluzionaria.  “L’idea ci è venuta osservando un problema comune a molti oleifici della zona, che sfruttano la sansa delle olive, cioè i resti solidi post spremitura, come fonte ulteriore di reddito nella valorizzazione energetica”, racconta Sonia Castellucci, ingegnere chimico del Centro di ricerca e diffusione per le energie rinnovabili, che ha partecipato insieme alla dottoranda Marta Moneti e al professore di Sistemi Energetici Maurizio Carlini a un progetto di ricerca incentrato sui processi di fermentazione anaerobica per la produzione di biogas con la sansa delle olive. Elena Comelli 


Dall’osservazione del territorio è nata la ricerca fiorentina sulla combinazione ottimale tra fonti rinnovabili e fossili per l’alimentazione off-grid di un rifugio isolato di montagna. «Un tempo il sistema di alimentazione standard per un rifugio era un generatore diesel, ma oggi sono sempre più comuni i sistemi ibridi, composti anche da fonti rinnovabili», spiega Lorenzo Ferrari, ricercatore del Cnr, che ha lavorato allo studio, nato dalla tesi di laurea di Niccolò Magnelli, insieme a Giovanni Ferrara, Alessandro Bianchini e a Ennio Carnevale, professore di Sistemi per l’Energia e l’Ambiente dell’università di Firenze. «Volevamo definire un sistema ibrido ideale dal punto di vista economico. Abbiamo incluso nei calcoli, oltre al tetto fotovoltaico, anche una piccola pala Elena Comelli