27.032019

Le problematiche dell’acqua in Italia. Le più gravi al Sud.


Sempre più spesso si assiste nel nostro Paese a situazioni locali in cui l’acqua a disposizione non è sufficiente per coprire la domanda complessiva, soprattutto nel Sud Italia. Come ricorda l’Istat, “Le peculiari caratteristiche idrogeologiche e climatiche della penisola italiana condizionano notevolmente la disponibilità e la distribuzione delle risorse idriche sul territorio”. Il Nord Italia può contare sulla quasi totalità del prelievo da acque di falda (90%), mentre il Sud dipende da un 15% – 25% delle acque accumulate negli invasi. Inoltre, poiché molti degli invasi sono destinati ad usi plurimi, la scarsa piovosità mette in competizione tra loro diversi tipi di domanda per usi potabili e non potabili, inoltre l’impianto idrico nazionale non viene manutenuto equamente tra nord e sud, da questo comporta che nel meridione la popolazione vive delle settimane senza acqua in qualsiasi periodo dell’anno.


La differenza tra i volumi prelevati ed utilizzati (7,6 miliardi di m3) mostra il livello complessivo di dispersioni d’acqua e dimensiona lo spreco del sistema.



La dispersione è molto più accentuata nel settore civile, con perdite del 45,3%. Per le pratiche irrigue si stima invece una dispersione di acqua del 15%; risultano minime infine le percentuali di dispersione per gli altri usi.


Il dato più eclatante è quello degli acquedotti, si è detto tantissimo su questo aspetto che non lascia spazio a dubbi sullo stato della rete: si perdono in media 41,4 litri ogni 100 immessi nelle reti di distribuzione (inclusi nel dato gli allacciamenti abusivi e gli errori di misurazione).


Gli acquedotti in Italia si sviluppano per 425 mila km di rete, inclusi gli allacciamenti si arriva a 500 mila km. Il 60% della rete nazionale è stato posato oltre 30 anni fa e il 25% supera anche i 50 anni. Ma il tasso nazionale di rinnovo è pari a 3,8 metri di condotte per ogni km di rete: significa che a questo ritmo occorrerebbero oltre 250 anni per sostituire l’intera rete. Utilitalia stima in 5 miliardi all’anno l’investimento per adeguare e mantenere la rete idrica nazionale, una cifra enorme non alla portata delle finanze italiane. Attualmente gli investimenti si attestano a circa 32-34 euro per abitante all’anno, mentre la media europea è di circa 100 euro (in Danimarca si arriva a 129 euro).


La risorsa acqua sulla terra ferma è sempre più scarsa o comunque più costosa. Il nostro modello di utilizzo è ancora impostato sull’abbondanza di acqua: un modello intensivo di sfruttamento. È necessario e urgente passare dall’emergenza allo sviluppo di una strategia nazionale per l’acqua basata sull’utilizzo di fonti rinnovabili per il prelievo e la produzione di acqua potabile per uso civile e per l’irrigazione, dal mare.



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