24.062019

Plastic Soup: il problema della plastica nei mari

La quantità di plastica nei nostri mari sta aumentando esponenzialmente: questa è generata dai rifiuti plastici di varia natura che vengono ogni giorno abbandonati nelle strade, nei fiumi e nelle spiagge. Si stima infatti che circa l’80% dei rifiuti plastici raggiunga il mare attraverso i corsi d’acqua (e quindi dalla terraferma) e che solamente una più piccola percentuale di essi provenga da attività di pesca, da spedizioni via mare o da industrie off-shore.


La plastica che viene così dispersa in acqua è soggetta all’azione degli agenti atmosferici, del sole e delle onde: questi fattori contribuiscono alla frammentazione dei pezzi di medie/grandi dimensioni nelle cosiddette “microplastiche”, ovvero tutte quelle particelle di materiale plastico di dimensioni minori al millimetro. Questi frammenti non si concentrano unicamente nella superficie del mare ma tendono a rimanere in sospensione anche sotto il pelo libero: è proprio da questa particolare tipologia di trasporto che deriva il termine “plastic soup“, in italiano “zuppa di plastica”, con cui si identifica l’inquinamento da plastiche che caratterizza i nostri oceani.

L’ingresso delle plastiche nella catena alimentare è una diretta conseguenza della sempre maggiore diffusione di rifiuti negli ambienti marini. I minuscoli frammenti vengono confusi per cibo dai pesci e così finiscono nei nostri piatti, con gravi conseguenze per la nostra salute.



Negli oceani sono presenti cinque principali zone di accumulo di rifiuti: due sono situate nell’Oceano Pacifico, una nell’Oceano Indiano, e le altre due nell’Oceano Atlantico. La quasi totalità dei rifiuti che compongono queste “isole” sono schegge di plastiche di dimensioni inferiori a 5 mm, che sono persino difficilmente visibili a occhio nudo. La formazione di questi ammassi di rifiuti è causata dalla presenza delle cinque correnti oceaniche esistenti sulla terra, anche chiamate “gyres”. L’isola di plastica di maggiori dimensioni è la “North Pacific Gyre” che conta approssimativamente 340 mila frammenti di plastica per chilometro quadrato e la cui estensione è stimata essere 34 volte quella dei Paesi Bassi, della Francia e della Spagna insieme o anche il doppio dello stato del Texas (stima tratta dal libro “Flotsametrics and the Floating World”, 2009 – American oceanographer Curtis Ebbesmeyer).




Per maggiori informazioni, vai alla pagina ufficiale della “Plastic Soup Foundation”:

https://www.plasticsoupfoundation.org/en/


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