07.072017

Parlare è facile: come i paesi del G20 stanno finanziando il disastro climatico

“Talk is cheap. How G20 Governments are financing climate disaster” è il titolo di un rapporto stilato da diverse ONG (tra cui anche la WWF) e pubblicato in questi giorni, in concomitanza con il G20 di Amburgo che terminerà domani, 8 luglio. Un summit, quest’ultimo, che sta facendo molto discutere soprattutto perché sarà la prima occasione in cui il presidente degli States Donald Trump incontrerà Vladimir Putin, capo di stato della Russia (nelle ultime settimane si sentono molte notizie sul fatto che Trump abbia scambiato informazioni riservate con la Russia, ecco perché, tra tutti gli altri motivi, questo primo incontro è molto interessante per i media).


Gli Stati del G20, che hanno firmato e sostengono di rispettare l’accordo di Parigi, però sembrano che si siano concentrati più sul sottolineare le colpe altrui (puntando il dito contro chi – guess who? – si starebbe tirando indietro da tali accordi) piuttosto che nell’onorare le promesse fatte.


Il report infatti, tramite una ricca serie di dati e grafici, mostra come gli stati del G20 finanzino (con sussidi , garanzie o altre forme) progetti riguardanti combustibili fossili per un ammontare 4 volte superiore a quello sborsato per sostenere le varie forme di energia pulita. Il totale degli investimenti (finanziati dalle casse degli stati e da organizzazioni internazionali a loro volta finanziate da soldi pubblici) in progetti energetici  tra il 2013 e il 2015 ammonterebbe a 122 miliardi dollari, di cui 18 sono stati investiti in progetti green e 72 in progetti riguardanti i combustibili fossili (il 32 restanti, pari al 26% del totale, sono progetti energetici che non vengono classificati né come clean né come fossil, per esempio investimenti in infrastrutture di rete).

Appare dunque evidente come, nonostante le firme degli stati riportati nella tabella siano presenti nell’accordo di Parigi, non sia stato profuso molto impegno nell’ottemperare ai propri impegni. Nonostante questo però, ci sono stati che spiccano per riuscire a sostenere investimenti in progetti green per un ammontare quasi eguale a quelli nei combustibili fossili, quali Germania (2,5 milioni in rinnovabili e 3,4 in fossili), Messico (235 milioni contro 288) e soprattutto Francia che invece investe di più in rinnovabili che nei fossili (650 milioni contro 608).


I dati registrati, come riportato dalle stesse ONG che hanno curato il report, non comprendono comunque gli investimenti e i sussidi operati dalle banche di proprietà statale e dalle imprese in mano pubblica, ma nonostante questo non si può certamente dire che gli sforzi per adempiere alle promesse fatte a Parigi stiano andando di certo nella direzione giusta, e anzi sarebbe opportuno un cambio di rotta quanto più celere al fine di fare qualche passo in più verso un futuro sostenibile.




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